Enti e servizi

Gli enti attivi sul territorio provinciale torinese

 I servizi di orientamento e accompagnamento all’avvio e alla gestione di impresa

Partendo dalla constatazione che l’Italia, rispetto al resto d’Europa, mostra un’alta mortalità infantile delle imprese e che “buona parte di questi fallimenti è causata soprattutto da una debole progettualità iniziale[1]”, l’indagine ha analizzato in primo luogo il ruolo e le opportunità offerte dai servizi dedicati al sostegno della fase di avvio dell’attività imprenditoriale.

Come segnalato in precedenza, sono state riscontrate numerose iniziative indirizzate all’imprenditoria nel suo insieme, a cui l’imprenditore può rivolgersi al di là della presenza di servizi sviluppati in maniera specifica per il suo status di migrante. Il sostegno fornito da questi enti è rivolto alla fase di start-up e alla gestione delle attività, mettendo a disposizione servizi di informazione e consulenza amministrativa, formazione, orientamento e accompagnamento e, in alcuni casi, finanziamenti agevolati.

In primo luogo è possibile affermare che gli enti pubblici e le associazioni di categoria formano una rete di sostegno fondamentale per quei migranti che puntano a fare un percorso strutturato per l’avvio di impresa, lasciandosi alle spalle gli stereotipi di “imprenditori dell’informale e dell’improvvisazione”.

L’interesse dimostrato dalle organizzazioni intermediarie, come ad esempio le associazioni di categoria, la Camera di commercio e i servizi pubblici, rispetto alla tematica dell’imprenditoria migrante è confermato dal ruolo che questi enti svolgono nel sostegno alle imprese per il raggiungimento di standard adeguati alle esigenze del mercato italiano. La percezione degli enti è quindi quella di indirizzarsi principalmente a imprenditori con livelli di istruzioni medio-alti e con buone qualifiche professionali, che si rivolgono con maggiore facilità agli enti sopraccitati senza che questi offrano servizi a loro dedicati.

I referenti di questa categoria di enti segnalano, d’altro canto, che i servizi offerti mostrano alcune difficoltà nell’intercettare i bisogni dei migranti con livelli di integrazione minori, sovente poco propensi a rivolgersi a istituzioni pubbliche ed enti “complessi”.

Si tratta in questo caso di imprenditori che, dal punto di vista dei servizi intervistati, rappresentano un’utenza difficile da raggiungere a causa del suo scarso interesse per l’innovazione e per l’assunzione di rischio, e che preferisce piuttosto mantenere una stabilità professionale attraverso attività meno strutturate.

Oltre ai fattori propri a questa fascia di imprenditori, gli enti riconoscono anche l’esistenza di alcuni freni dovuti alla burocrazia del nostro paese e, in secondo luogo, a un difficile accesso al credito che limita lo sviluppo di attività imprenditoriali più strutturate e quindi più propense a rivolgersi a tali enti e servizi.

L’analisi svolta ha mostrato che solo in un caso è stato avviato un servizio rivolto in maniera specifica agli imprenditori migranti[2]. Altre esperienze presentano strumenti e attività puntuali (guide in più lingue, corsi di formazione, progetti sperimentali, ecc.) che saranno brevemente presentati nelle pagine seguenti.
La provincia di Torino, e in modo particolare la città di Torino, offre una rete di servizi all’imprenditoria spesso in relazione tra loro e capaci di stabilire collaborazioni per la messa in sinergia delle diverse competenze disponibili, come dimostrato dalla nascita dello Sportello unico per le attività produttive[3] del Comune di Torino. Lo Sportello raccoglie numerosi servizi del territorio attorno ad un unico strumento che, lavorando in rete con gli altri enti (Camera di Commercio, Regione, Provincia) propone servizi di orientamento, accompagnamento e facilitazione dell’accesso ai finanziamenti, ma anche assistenza sui temi giuridici.

Nello specifico, un primo servizio che possiamo definire istituzionale è fornito dalla Camera di commercio di Torino, che mette a disposizione attraverso il settore Nuove imprese un sostegno gratuito di informazione e primo orientamento. In particolare il servizio si propone facilitare l’orientamento riguarda a[4] :

  • Pratiche amministrative per l’avvio dell’attività e sugli adempimenti necessari.
  • Definizione dell’idea d’impresa e inquadramento giuridico dell’attività.
  • Possibilità di finanziamento disponibili.
  • Percorsi di formazione (corsi, seminari, ecc.).

Pur non avendo strutturato veri e propri servizi rivolti agli imprenditori di origine straniera, la CCIAA ha realizzato alcuni strumenti per questi destinatari, tra cui citiamo “Le parole dell’impresa”[5], guida realizzata in collaborazione con CNA Torino per introdurre gli imprenditori migranti alla terminologia del fare impresa e facilitare la comprensione dei termini tecnici proponendo la loro traduzione in sette lingue.

Ma l’interesse dimostrato dalla Camera di Commercio per il tema dell’imprenditoria migrante si ritrova anche nella realizzazione di iniziative mirate, come il progetto Start It Up – Nuove imprese di cittadini stranieri (2012), per il quale ha stabilito collaborazioni con diversi enti del territorio (Provincia di Torino, CNA, ASCOM, API Torino, Confcooperative, Coldiretti e Confagricoltura) per fornire orientamento e accompagnamento a 100 aspiranti imprenditori e imprenditrici stranieri. Tale iniziativa, finanziata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, ha messo a disposizione un accompagnamento specifico a imprenditori migranti all’interno dell’insieme dei servizi promossi dalla Camera di Commercio.

Si tratta, in questo caso, di un’iniziativa puntuale inserita in un’attività progettuale specifica. Tuttavia quest’azione conferma un interesse già manifestato dalla CCIAA sia sul territorio torinese, come visto poc’anzi, sia in altre regioni d’Italia. In particolare citiamo l’esempio della CCIAA di Milano, che ha promosso nel 2005 la nascita dell’Associazione per lo Sviluppo dell’Imprenditorialità Immigrata a Milano (ASIIM). L’esperienza, pur se conclusasi nel 2012, è un esempio di come attori di natura diversa[6] abbiano condiviso una progettualità comune a sostegno dell’imprenditorialità migrante.

Il servizio Mettersi in proprio (MIP) della Provincia di Torino[7] offre servizi agli imprenditori (o aspiranti tali) secondo tre assi di intervento:

  • Interventi di supporto all’imprenditorialità e al lavoro autonomo
  • Consulenza per la creazione d’impresa/lavoro autonomo (assistenza ex ante) in cui si verifica la fattibilità e si definisce il progetto di impresa.
  • Servizi di tutoraggio e consulenza per le neoimprese (assistenza ex post).

Il MIP nasce nel 1994 con uno sportello informativo e si struttura in quanto servizio nel 2002. Ad oggi, gli Sportelli Creazione Impresa si trovano a: Torino (tre sedi), Beinasco, Chieri, Chivasso, Ivrea, Moncalieri, Pinerolo, Rivoli, Settimo Torinese.

Pur non presentando servizi specifici per gli imprenditori migranti, il MIP offre accompagnamento a una percentuale significativa di stranieri: il 7,9% degli utenti è di origine non-italiana, di cui il 4,8% non-comunitaria, identificati come imprenditori con buone esperienze pregresse e con un alto grado di integrazione.

Il referente del servizio[8] incontrato nell’ambito della presente ricerca, segnala una difficoltà nell’includere nel bacino di utenti del MIP quegli imprenditori (o neo-imprenditori) che puntano a micro attività, da avviare in tempi brevi[9] e legate principalmente a specifiche comunitarie, di cui si è parlato nel capitolo introduttivo.

Senza dubbio, come si evince dalle interviste realizzate, esiste l’interesse (e il bisogno), da parte della Camera di Commercio e del Servizi MIP di migliorare la capacità di raggiungere gli imprenditori di origine straniera per includere con maggiore sistematicità questa categoria all’interno dei fruitori dei servizi offerti.

Se da un lato le attività economiche sono considerate nel loro insieme, senza distinzioni tra le provenienze degli imprenditori, è pur vero che il bacino di utenti potenziali rappresentato dai piccoli imprenditori stranieri rappresenta una potenzialità ampiamente riconosciuta dai due principali enti attivi in quest’ambito sul territorio piemontese.

Incrociando i dati raccolti dalle interviste con gli imprenditori (che saranno presentanti nel dettagli nei capitoli seguenti) emerge un bisogno di sostegno del processo di maturazione dell’idea imprenditoriale, nelle primissime fasi di creazione del progetto e di orientamento delle future azioni.Tale sostegno è spesso assente nei servizi forniti da piccoli soggetti che formano la rete di prossimità presente sul territorio torinese, che incontrano difficoltà nel mettere a disposizione competenze specifiche, mentre risulta essere l’obiettivo principale dei due enti sopraccitati.

La “lontananza” riscontrata, più che frutto di obiettivi diversi, è dunque dovuta alla mancanza di occasioni di contatto, di informazioni e preconcetti non sempre veritieri, ma anche di canali di comunicazione e di strumenti non adatti alle esigenze dell’imprenditoria straniera, in particolar modo le piccole e piccolissime imprese oggetto della nostra ricerca.

Senza voler generalizzare una constatazione relativa a un campione numericamente limitato, è possibile evidenziare come la debole propensione degli imprenditori migranti a rivolgersi ai servizi (e in particolar modo ai servizi istituzionali) sia un fenomeno rilevante, complesso e che esclude un’importante fascia di persone dai principali meccanismi di sostegno all’imprenditoria offerti dal territorio.

Un caso differente è rappresentato dalla CNA Torino che attraverso il servizio World Dedalo[10] promuove  misure volte a favorire l’informazione e l’orientamento dei cittadini stranieri sulle tematiche del fare impresa.

La CNA, oltre ad essere per sua natura vicina alla tipologia di imprese gestite da cittadini stranieri[11], ha creato il servizio World Dedalo per offrire un sostegno per l’avvio di attività in proprio, per la ricerca di finanziamenti e per l’individuazione di percorsi formativi.

Il servizio svolge la funzione diprimo sportello per orientare i potenziali imprenditori ai servizi interni a CNA o ad altri enti del territorio (Camera di Commercio, MIP). A questo si aggiunge la possibilità di fornire una mediazione iniziale rispetto a questioni burocratiche e al disbrigo di pratiche relative allo status di migrante (interpretazione di leggi e normative, rinnovo e rilascio dei permessi di soggiorno, ricongiungimenti familiari, ecc.), oltre al sostegno e accompagnamento alla richiesta di credito (e micro credito).

Le altre associazioni di categoria, tra cui citiamo ASCOM, Confcooperative, Coldiretti e Confagricoltura, dispongono di strumenti e sportelli informativi dedicati alle attività dei rispettivi settori di intervento.

Tra queste, nel percorso di analisi delle attività rivolte agli imprenditori di origine straniera, si segnala un’iniziativa promossa da ASCOM nell’ambito dell’analisi dell’imprenditoria migrante, in quanto parte importante dell’insieme delle attività commerciali.

ASCOM, in collaborazione con Paralleli-Istituto Euro-Mediterraneo di Torino ha realizzato nel 2012-2013 un progetto volto ad approfondire la conoscenza delle dinamiche di sviluppo dell’imprenditorialità straniera a Torino, i punti di forza e quelli di debolezza, per favorire l’integrazione dell’imprenditoria straniera e italiana sul territorio[12], con riferimento alle comunità marocchina e cinese.

API – Associazione Piccole e Medie Imprese di Torino e Provincia, che fornisce un servizio di consulenza di tipo trasversale[13], pur non disponendo di un servizio specifico per l’imprenditoria migrante, ha realizzato in passato dei momenti di confronto con l’associazione d’imprenditori edili d’origine rumena ed ha valutato (senza successo) la creazione di una categoria “stranieri” all’interno del premio annuale “Chiave a stella”.Inoltre, l’API ha avviato la presa di contatto con i Consolati, nell’ottica di uno scambio tra le imprese associate e i mercati stranieri verso i quali l’impresa si vuole affacciare.

All’API fa inoltre riferimento un’associazione dedicata all’imprenditoria femminile: APID-Imprenditorialità Donna, attiva nell’ambito di progetti e nella gestione di sportelli. Per quanto riguarda l’attività di progettazione, nell’ambito dell’iniziativa Leonardo, APID insieme ad Almamater e Fondazione Operti ha sperimentato un percorso di accompagnamento di donne (di cui parte provenienti da paesi extra europei – Nigeria, Marocco, Algeria, Brasile, Pakistan) per facilitare l’avvio di attività imprenditoriali.

Questa, così come altre iniziative promosse, sono occasioni per avvicinare un target altrimenti poco propenso a rivolgersi ai servizi dell’associazione. A riprova, si nota che tra gli utenti dei servizi di sportello erogati abitualmente dall’APID, solo circa il 5% sono donne migranti, e che queste sono sovente collegabili unicamente a progetti o iniziative specifiche come quella sopraccitata.

Nel settore formativo, oltre ai corsi e agli aggiornamenti continui proposti dalle associazioni di categoria, troviamo alcune offerte messe a disposizione da agenzie specializzate. Tra queste citiamo ENAIP, agenzia formativa, che sviluppa percorsi rivolti all’insieme degli imprenditori e, parallelamente, offre corsi indirizzati agli imprenditori stranieri[14].

Un’importante tipologia di servizi viene fornita sul territorio da enti che, per la loro prossimità e le collaborazioni instaurate con le comunità migranti, svolgono un ruolo fondamentale per il primo orientamento e la messa in relazioni con i dispositivi specializzati.

Si tratta sovente di soggetti che, in maniera complementare ad altre attività di supporto all’integrazione dei migranti, hanno sviluppato servizi caratterizzati da risorse e numero di utenti limitati ma, allo stesso tempo, capaci di fornire un sostegno di prossimità e rispondente ai bisogni non sono imprenditoriali ma anche, in senso più ampio, socio-culturali e personali.

Tra questi segnaliamo le Agenzie di Sviluppo locale, enti di promozione dello sviluppo economico e sociale dei quartieri della città di Torino.

Sovente la nascita e la gestione di tali agenzie sono il frutto della collaborazione tra istituzioni pubbliche e enti privati. A titolo d’esempio citiamo The Gate, che realizza azioni di promozione socio-culturale e economica in un’area (Porta Palazzo) in cui l’imprenditoria migrante risulta fondamentale, considerando il peso del mercato e dell’insieme dei negozi a conduzione straniera del quartiere.

Per migliorare i servizi offerti sul territorio, nel 1999 The Gate ha creato l’associazione Apolié, che offre un supporto per l’orientamento ai cittadini, in prevalenza di origine straniera, sulle tematiche dell’inserimento lavorativo.

Apolié ha fornito per alcuni anni anche un servizio aggiuntivo dedicato all’accompagnamento per l’avvio d’impresa, dedicato alla compilazione di un dossier preliminare da presentare, in seguito, agli enti specializzati (in primo luogo il MIP). Questa funzione è oggi venuta meno, lasciando il posto a un servizio di orientamento e prima consulenza, soprattutto per quegli imprenditori in situazione di difficoltà che cercano un primo contatto con i dispositivi presenti sul territorio.

Un ruolo che si avvicina a quello descritto qui sopra viene ricoperto da altri centri territoriali, quali ad esempio  i Bagni via Aglié, parte della rete “Di casa in casa” promossa dal Comune di Torino. I “Bagni” sono un luogo di incontro della cittadinanza e promozione di iniziative locali, in un quartiere, Barriera di Milano, ad alto tasso di immigrazione. Oltre ad ospitare eventi e sportelli, nel novembre 2013 è partita l’iniziativa “Manager d’area” che prevede un percorso di consulenza, accompagnamento e formazione professionale per le imprese di Barriera di Milano. I progetti, inseriti nelle azioni di marketing territoriale si avvalgono anche del sostegno della Camera di Commercio di Torino e del Comitato Urban.

Nella stessa categoria rientrano l’Hub Cecchi Point e la Casa del Quartiere di San Salvario, che pur senza avere attività specifiche nell’ambito del sostegno all’imprenditoria sono degli importanti punti per la circolazione di informazioni e per la messa in rete di esperienze di piccole dimensioni ma caratterizzate da un forte legame con il territorio.

Tra queste iniziative citiamo il Progetto Prodomo8, promosso dalla Circoscrizione 8 e da numerose associazioni con l’obiettivo di creare una rete di artigiani locali a disposizione dei cittadini a prezzi calmierati. L’iniziativa, inserita nel contesto multiculturale del quartiere di San Salvario, è un esempio di valorizzazione territoriale delle piccole e piccolissime imprese e, pur contando a oggi un numero limitato di artigiani stranieri, potrebbe costituire un interessante strumento di integrazione e promozione.

La messa in rete dei piccoli imprenditori è anche l’obiettivo dell’associazione Vivi Balon, il punto di riferimento per artigiani e commercianti interessati a vendere i propri prodotti nell’area del mercato omonimo. L’associazione fornisce assistenza agli espositori, orientamenti per l’ottenimento di permessi, autorizzazioni, assegnazione posti, consulenze ai soci per problematiche commerciali.

Appartengono alla categoria del privato sociale anche gli enti che, pur essendo specializzati nel sostegno al lavoro subordinato (non offrendo quindi prestazioni dedicate al lavoro autonomo e imprenditoriale), svolgono un servizio di sportello e primo orientamento rispetto alle richieste di migranti aspiranti imprenditori e di smistamento verso gli enti specializzati di cui abbiamo parlato in precedenza.

Tra questi citiamo i cosiddetti Sportelli lavoro, quali quelli gestiti dall’Associazione ASAI e da Abele Lavoro. Il primo caso rientra pienamente nella categoria di soggetti che, pur senza fornire sostegno specifico per l’imprenditoria, si trova per sua mission ad affrontare bisogni tipici della popolazione immigrata. In quanto sportello di prossimità e punto di riferimento per numerose comunità migranti, ASAI svolge un ruolo di ascolto, orientamento e messa in relazione con i servizi del territorio per quegli imprenditori che rientrano tra i fruitori dei suoi servizi più tradizionali.

 

Le agenzie gestite da migranti: una risposta alle richieste degli imprenditori?

Un ruolo interessante e spesso poco conosciuto è svolto da soggetti, sovente di piccole dimensioni e con strutture flessibili, che si avvalgono di strumenti e risorse umane che per provenienza o competenze esercitano un ruolo di mediazione tra i servizi offerti dal territorio provinciale e i migranti che si interessano alle tematiche imprenditoriali.

Si tratta in particolare di un’azione di mediazione culturale e linguistica, oltre che di orientamento, capace di dare indicazioni utili sia per una corretta messa in relazione tra bisogni e servizi esistenti, sia per un accompagnamento diretto delle imprese con cui entrano in contatto.

Tra le numerose agenzie nate negli ultimi anni, citiamo in particolare l’esperienza di RA-GI Servizi per l’immigrazione, nata nel 2007. RA-GI si occupa di facilitare il percorso di integrazione e regolarizzazione sul territorio della componente straniera della popolazione (cittadini comunitari ed extra-comunitari) erogando servizi di consulenza, orientamento, accompagnamento al disbrigo delle pratiche burocratiche, attivando anche specifici servizi di sostegno/consulenza per l’avvio di impresa. Il personale dell’agenzia, composto da immigrati che nel corso degli anni hanno maturato esperienza nel settore, si presenta come un interlocutore “facile” per il migrante che in questo modo riceve le prime informazioni da una struttura che sente vicina, geograficamente (il quartiere è una dimensione importante per il contatto con i clienti) e culturalmente.

Esperienza simile è anche quella dell’Agenzia Med Consulting, il cui responsabile è un ex imprenditore che si dedica con altri collaboratori all’accompagnamento di migranti, principalmente marocchini, interessati ad aprire attività economiche a Torino, in altri paesi europei oppure nel paese d’origine. I servizi offerti, in conformità con gli obiettivi di questa tipologia di enti, prevedono la creazione di una relazione diretta, basata sulla fiducia personale e sulla presa in carico “a 360°” dell’utente, che viene ascoltato e accompagnato assegnando alla continuità del sostegno un ruolo fondamentale, a cui si affianca la flessibilità dei servizi erogati.

In questi due casi, l’utente viene seguito direttamente e non orientato a soggetti terzi. Anche nel momento in cui emergono problematicità specifiche queste agenzie si fanno carico della ricerca di informazioni e documenti per conto del cliente. Sembra essere questo il punto di forza di questi soggetti, che intercettano una fetta importante dei migranti imprenditori del territorio.

 

Servizi per il credito

La questione dell’accesso al credito rimane un elemento di criticità nell’affrontare la questione del sostegno all’imprenditoria, in particolare per gli imprenditori di origine straniera. Una ricerca della Fondazione Leone Moressa (significativamente intitolata “Anche gli imprenditori stranieri soffrono la crisi[15]”) mostra come il 75,6% degli intervistati abbia fatto ricorso all’autofinanziamento per la propria attività, appena il 20,5% abbia chiesto un prestito alla banca[16]. Altro dato su cui riflettere: oltre il 60% degli imprenditori stranieri oggetto dell’indagine non ha mai avanzato neanche la richiesta di un prestito.

A confermare quest’indicazione, l’Osservatorio Nazionale sull’Inclusione Finanziaria dei Migranti in Italia evidenzia che “mentre nel 2010 il 50% dei correntisti immigrati appartenenti al segmento small business aveva in corso unfinanziamento presso una banca, nel 2011 tale percentuale si è più che dimezzata, scendendo al 23%”[17].

L’accesso al credito costituisce quindi un fattore limitante per l’imprenditoria migrante. I cittadini stranieri incontrano più difficoltà nell’ottenimento del credito a causa di due elementi principali: la scarsa presenza di garanzie patrimoniali personali o familiari e le ridotte informazioni sui loro percorsi bancari precedenti (nei paesi d’origine). Tali difficoltà, unitamente alla presenza di informazioni erronee, spingono sovente verso il ricorso a canali di finanziamento informali.

Se è vero che la maggior parte degli imprenditori stranieri fatica ad accedere al finanziamento per la propria attività e che, di conseguenza, il ricorso all’autofinanziamento risulta essere fondamentale, è altresì importante sottolineare come la clientela immigrata sia oggetto di un’attenzione particolare da parte di una fascia specifica di servizi, identificata con il settore del micro-credito.

La provincia di Torino presenta, in quest’ambito, alcuni esempi significativi, frutto di esperienze differenti, ma accomunati dalla capacità di proporre soluzioni vicine alle esigenze degli imprenditori migranti.

A fianco degli enti del micro-credito, di cui parleremo a breve, è utile sottolineare che anche il settore bancario sembra sviluppare un interesse sempre maggiore rispetto a questa categoria di potenziali clienti. Alcune agenzie hanno aperto servizi dedicati ai clienti di origine straniera: si veda ad esempio l’esperienza delle “AgenzieTu” (banca Unicredit)[18], nate appositamente per offrire prodotti adatti alla clientela immigrata in quartieri a forte concentrazione di stranieri.

Allo stesso tempo è da segnalare la tendenza di diverse banche dei paesi di provenienza dei migranti ad aprire filiali sul territorio torinese. E’ il caso della banca marocchina Attijariwafa Bank, che offre servizi mirati alla clientela d’origine africana e che sta diventando un interlocutore privilegiato anche per gli imprenditori, vista la facilità nell’avvicinarsi a una struttura spesso già conosciuta nel paese di origine.

Presentiamo ora alcune considerazioni emerse dalle interviste realizzate nell’ambito della presente ricerca con soggetti che propongono servizi nella categoria del micro-credito[19]. Oltre agli aspetti finanziari, tali enti forniscono anche un accompagnamento  amministrativo e gestionale dopo l’erogazione del credito, “vero valore aggiunto rispetto a canali di finanziamento di tipo esclusivamente commerciale. Questo tipo di servizi, insieme ad un’attiva ed efficace azione di follow- up, contribuiscono inoltre a garantire durabilità dell’attività nel tempo[20]”.

Tre enti che erogano micro-credito sono stati coinvolti nello studio realizzato sul territorio provinciale torinese:

  • PerMicro
  • Fondazione Don Mario Operti
  • Cooperativa Mag4

PerMicro, nata nel 2007 a Torino, si rivolge a soggetti che desiderano avviare o sviluppare una piccola attività imprenditoriale e che, anche in mancanza di garanzie “tradizionali” risultino avere :

–        una buona idea di impresa;

–        capacità tecniche ed imprenditoriali giudicate sufficienti;

–        una rete di riferimento che possa fornire una parte di quelle garanzie sotto forma diversa dall’apporto economico.

 

Il procedimento proposto da PerMicro quattro diverse fasi:

Dalla sua nascita PerMicro ha erogato 5.186 microcrediti per un valore di oltre 29 milioni di euro, principalmente per attività imprenditoriali del piccolo commercio, ristorazione, artigianato, servizi alla persona.  Considerando il target e la posizione dell’agenzia torinese (situata nel quartiere di San Salvario) la clientela di origine straniera occupa una porzione significativa del portafoglio clienti, il che ha spinto PerMicro ha ideare forme di collaborazione con le comunità migranti, di cui parleremo più nel dettaglio nelle pagine seguenti.

La Fondazione Don Mario Operti opera nel settore del microcredito attraverso il Fondo Regionale di Garanzia per il Microcredito, nato nel 2010 e promosso da Regione Piemonte, Compagnia di San Paolo, Fondazione Cassa Risparmio di Cuneo, Fondazione Don Mario Operti Onlus e Confcommercio Piemonte. Il fondo si rivolge a soggetti con idee imprenditoriali che non dispongono di garanzie sufficienti per accedere al credito bancario ordinario tra i quali  persone avanti esperienze imprenditoriali informali o che già operano con partita IVA da meno di due anni. La Fondazione Operti interviene nell’istruttoria e nell’accompagnamento iniziale dei beneficiari, nella valutazione dell’idea imprenditoriale, nel finanziamento e, infine, nel monitoraggio (due mesi) dopo la fase di start-up[21].

Il lavoro di prossimità svolto sul territorio, anche in partenariato con realtà del privato sociale, la presenza di condizioni favorevoli[22] e la volontà di mettere al centro la persona ancor prima che l’imprenditore, hanno avvicinato la Fondazione Operti alla fascia di piccoli imprenditori (si pensi che il 97% delle imprese finanziate rientrano nella categoria delle ditte individuali), legati al settore del commercio (che rappresenta il 48% delle imprese[23]), spesso con un passato nel settore informale.

La tabella seguente fornisce uno sguardo sulla tipologia di utenti che si sono rivolti ai servizi di finanziamento della Fondazione Operti nel periodo 2011-2013, evidenziando l’importanza dell’utenza di origine straniera:

Utenti totali 1928
Utenti di origine straniera 585
Accessi migranti Senegal[24] 26
Progetti finanziati Senegal 8
Accessi migranti Marocco 154
Progetti finanziati Marocco 41

 

Nata nel 1987, la Cooperativa Mag4 Piemonte concede finanziamenti a cooperative, associazioni e società di mutuo soccorso attive in settori collegabili all’integrazione sociale, al commercio equo, all’educazione, alla tutela ambientale. I crediti vengono concessi solo a società (non sono quindi finanziate le imprese individuali) per importi che vanno dai 1.000 ai 150.000 euro.

Tra le attività svolte da MAG4 sono presenti anche servizi di consulenza e formazione per cooperative, nella fase di creazione d’impresa, nella gestione e nella messa a disposizione di strumenti amministrativi.

Caratteristiche di grande interesse è la capacità di queste realtà del settore del micro-credito di proporre soluzione innovative per avvicinare i potenziali clienti (in particolar modo di origine straniera) ai servizi offerti, ponendo al centro la persona, più che il cliente. Il tentativo di stabilire collaborazioni con le reti sociali e, più in generale, con le  comunità di appartenenza si è concretizzato con la creazione di percorsi di selezione e accompagnamento che si sono appoggiati a realtà del territorio, tra cui le associazioni di migranti hanno avuto un ruolo sperimentale importante, come presentato nelle pagine seguenti.

 

Servizi di sostegno all’internazionalizzazione

Uscendo dallo stereotipo che vede le imprese migranti unicamente come attività con bassi margini di profitto e scarsa capacità di innovazione, è utile considerare anche i servizi che forniscono sostegno alle imprese che vogliano orientarsi verso altri mercati, in un’ottica di internazionalizzazione delle attività economiche.

Dal punto di vista del target della presente ricerca, le imprese migranti sono per propria natura propense a rivolgere le proprie attività verso il paese d’origine, stabilendo quindi un legame tra il percorso migratorio e quello imprenditoriale.

A supporto di questa tesi, l’Osservatorio Nazionale sull’Inclusione Finanziaria dei Migranti in Italia[25] evidenzia che le imprese gestite da cittadini straniere che si orientano a forme più complesse (definite “impresa evoluta”) presentano, tra le altre caratteristiche, attività che operano principalmente nel campo dell’import export, con alti standard di qualità di servizio e di prodotto.

Tuttavia, come si evince dalla interviste realizzate agli imprenditori (presentate nel capitolo seguenti) le attività svolte nel paese d’origine vengo nella quali totalità dei casi gestite senza alcun supporto da enti specializzati. L’informalità dei contatti stabiliti e la gestione familiare delle relazioni economiche sono caratteristiche evidenti, che allontanano i migranti dai dispositivi attivi sul territorio.

Tra questi, tre principali enti che forniscono servizi rivolti alle imprese (migranti e non) orientate ai mercati esteri sono stati individuati in provincia di Torino.

 

Il Ceipiemonte, nato nel 2006 da un’iniziativa della RegionePiemonte  in accordo con le Camere di Commercio, le rappresentanze delle categorie economiche, le Università, il Politecnico e altri enti territoriali.

Tra gli obiettivi del Ceipiemonte troviamo il rafforzamento sui mercati esteri della presenza del sistema produttivo piemontese, la valorizzazione delle eccellenze produttive e la formazione in materia di internazionalizzazione, la promozione di progetti di cooperazione internazionale[26].

Nel caso della presente ricerca risultano di particolare interesse i Progetti Integrati di Mercato (PIM)[27], rivolti alle imprese che intendano stabilirsi in mercati esteri, che forniscono assistenza per facilitare collaborazioni commerciali, industriali e tecnologiche in queste aree.

I servizi proposti da Ceipiemonte si rivolgono ad aziende ben strutturate, con competenze d’eccellenza e propensione all’innovazione.

Pur non avendo potuto recuperare dati relativi alla presenza di imprese a conduzione straniera all’interno dell’insieme delle aziende che si rivolgono a Ceipiemonte, è possibile evidenziare come la partecipazione di imprenditori migranti ai momenti formativi proposti dall’ente tra il 2010 e il 2013 sia consistente (69 partecipanti stranieri su 593 totali, il 10%).

Tale coinvolgimento testimonia l’interesse per le attività svolte dall’ente per l’internazionalizzazione delle imprese (anche a conduzione straniera) ma non è sufficiente per poter dare un giudizio sull’effettiva vicinanza tra il target oggetto del presente studio e i servizi offerti.

Ceipiemonte è anche tra i promotori del progetto Plasepri[28],finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e da Autorità senegalesi, in partenariato con la Regione Piemonte, CNA Torino e l’ONG CISV, con l’obiettivo di fornire assistenza tecnica ad immigrati senegalesi residenti in Italia che vogliano avviare una società in Senegal[29].

Il progetto è un’iniziativa sperimentale che per la prima volta ha messo a disposizione le competenze del Ceipiemonte e di altri soggetti del territorio per fornire assistenza per la creazione d’imprese transnazionali dei migranti senegalesi, pur dovendo far fronte a diverse difficoltà in fase di esecuzione che ne hanno limitato effettiva implementazione.

 

Il secondo caso che rientra in questa categoria è presente all’interno della Camera di commercio di Torino, attraverso lo Sportello Globus del Settore Estero, che fornisce supporto in termini di informazione e orientamento nell’ambito del commercio internazionale.

I servizi erogati dallo Sportello Globus riguardano principalmente la messa a disposizione di informazioni in materia di import-export, fisco/dogane e contratti internazionali, finanziamenti e assicurazioni, proprietà industriale.

Inoltre, lo Sportello Globus ha creato in alcuni paesi dei Desk specifici volti a fornire assistenza mirata e a facilitare le relazioni con il territorio interessato.

A titolo di esempio, il Desk Marocco[30] (promosso in collaborazione con Ceipiemonte) ha sede a Casablanca e opera nell’ambito della rete degli uffici del Consorzio Camerale per l’Internazionalizzazione, in quanto strumento di approfondimento e integrazione dei servizi offerti nell’ambito dei Progetti Integrati di Mercato di cui si è parlato nelle righe precedenti.

 

Inoltre, la Camera di commercio di Torino mette a disposizione Worldpass, sportello per l’internazionalizzazione (anche virtuale tramite l’apposita piattaforma[31]) che offre servizi e informazioni sui paesi e mercati, settori e normative, formalità necessarie,  certificazione e procedure doganali/fiscali, partecipare a fiere e iniziative speciali.

Per quanto riguarda l’internazionalizzazione dell’artigianato e delle piccole imprese, la CNA Torino, promuove attività e consorzi per l’export, organizza la partecipazione delle imprese a manifestazioni fieristiche e missioni, in collaborazione con il Centro per l’Internazionalizzazione del Piemonte.

L’ufficio Export della CNA eroga servizi di orientamento e consulenza delle imprese per l’accesso a finanziamenti agevolati, per la partecipazione alle fiere internazionali e per la ricerca di operatori che agiscono sui mercati esteri. Inoltre, in alcune aree specifiche, come i paesi del Maghreb, vengono proposte iniziative per lo studio dei mercati, l’organizzazione di incontri e la partecipazione a fiere.

Nell’ambito del più specifico sostegno all’imprenditoria migrante, CNA ha promosso progetti che hanno visto il coinvolgimento della comunità marocchina[32], con la collaborazione dell’ONG RE.TE e della comunità senegalese (e in particolare delle donne senegalesi) con la collaborazione dell’ONG CISV.

Alla domanda “Vengono utilizzati strumenti specifici per gli imprenditori migranti transnazionali?” rispetto ai tre servizi descritti qui la risposta è senz’altro negativa. Il target “migrante” non è preso in considerazione in quanto categoria specifica (se non in iniziative progettuali specifiche) pur essendoci un riconoscimento -informale, emerso nelle conversazioni realizzate- del potenziale ruolo svolto dai cittadini stranieri nella promozione di attività imprenditoria verso il paese di origine.

In generale, le osservazioni presenti nelle interviste (per le quali non è stato possibile ottenere dati e statistiche) segnalano una scarsa presenza di imprese a conduzione straniera tra gli utenti dei servizi per l’internazionalizzazione.

La propensione a utilizzare canali differenti e il fatto che “spesso le attività imprenditoriali dei migranti sono troppo piccole per poter aspirare ad una dimensione transnazionale”[33] sono delle possibili spiegazioni di questa mancanza di collaborazione.

Per quanto riguarda il sostegno fornito all’attività transnazionale dei migranti imprenditori, gli altri servizi intervistati hanno riconosciuto la propensione dell’imprenditore straniero al transnazionalismo, senza però fornire esperienze di accompagnamento su questa tematica.

In alcuni casi (si veda quello della Fondazione Don Mario Operti), i servizi erogati possono includere occasionalmente richieste nell’ambito del fare impresa rivolta al paese d’origine, spesso con l’idea di preparare il terreno al rientro nel paese. A questi si sommano alcuni casi di importazione di prodotti, che si scontrano però con canali di import informali che non permetto il prosieguo del percorso di accompagnamento[34].

Considerazioni simili si ritrovano anche nelle pratiche di finanziamento di Permicro, che presenta esperienze  numericamente limitate nell’ambito del finanziamento delle attività di import-export, sia per le scarse richieste ricevute sia perché il grado di fiducia verso il cliente dev’essere maggiore per accettare il rischio di finanziare questo tipo di attività. Allo stesse modo un sostegno può essere messo a disposizione da alcuni enti (si pensi ad esempio alle associazioni di categoria, API) per la fornitura di informazioni specifiche e la facilitazione dei gestione dei rapporti con l’estero (dogane, trasporti).

Infine, accompagnamenti mirati che mettono a disposizione una rete di contatti personali vengono forniti dalle agenzie gestite da consulenti/commercialisti, spesso di origine straniera, di cui si è parlato in precedenza.

Il caso di MedConsulting, già presentato poc’anzi, rispecchia una modalità ibrida, che unisce l’informalità delle relazioni e la fiducia personale con il bisogno di rivolgersi a un esperto del settore, al quale affidarsi per un primo orientamento o per un accompagnamento continuo nelle varie fasi dell’attività.

Per concludere, alcune considerazioni possono essere fatte per quel che riguarda i servizi forniti dai servizi torinesi direttamente nei paesi d’origine dei migranti.

In quest’ambito, l’esperienza più significativa e strutturata è proposta dagli uffici di due enti sindacali (CGIL/Inca e CISL/Anolf) che hanno aperto rappresentanze presso le capitali di alcuni paesi extra-europei, tra cui Casablanca e Dakar[35]. Considerando gli obiettivi propri agli enti sindacali, il ruolo ricoperto da tali sedi implica principalmente attività di consulenza e tutela in materia previdenziale, con alcuni servizi specifici relativi all’assistenza nei vari paesi (riconoscimento documenti, permessi, ecc.), che svolgono un ruolo di sostegno per il rientro dei lavoratori dipendenti e favoriscono il disbrigo di pratiche burocratiche, per le quali possono quindi avere un ruolo anche per altre tipologie di soggetti, quali i lavoratori autonomi.

Un’ulteriore tipologia di soggetti sta sviluppando esperienze e competenze nel favorire le attività imprenditoriali dei migranti nei paesi d’origine: le organizzazioni non governative (ONG).

In particolare, la collaborazione tra ONG e imprese (migranti e non) si sta rivelando sempre più cruciale per il ruolo di attore di sviluppo avuto dalle ONG nei paesi in cui interviene, sovente con presenze decennali e con relazioni stabili con altri enti del territorio.

In quest’ambito, la possibilità di promuovere progetti di sviluppo aventi una componente di sostegno all’imprenditorialità migrante risulta una delle possibili forme di intervento. Il tema del cosviluppo, definito dall’Unione Europea (2007) come “azione di sviluppo economico, sociale, culturale e politico fondato sulla collaborazione tra i migranti, le loro organizzazioni e i loro partner sia nel paese d’origine che nel paese di destinazione”, è entrato da diversi anni al centro delle agende delle organizzazione non governative che, forse più di altri soggetti, hanno compreso le potenzialità dei migranti in quanti attori transnazionali.

Si pensi, a titolo di esempio, alle già citate collaborazioni tra le ONG RE.TE e CISV con CNA Torino in progetti di sostegno all’imprenditoria transnazionale, con la presenza attiva delle comunità di migranti marocchine e senegalesi, oppure al progetto Plasepri in cui l’ONG CISV era parte della rete di soggetti dell’iniziativa insieme a Ceipiemonte, Regione Piemonte e CNA Torino.

A questo percorso si aggiunge il dialogo sempre più presente tra ONG e soggetti del settore profit, in un’ottica di collaborazione e complementarietà.

Queste due recenti evoluzioni (o potremmo chiamarle sfide) spingono le organizzazioni attive nella cooperazione internazionale a stabilire relazioni e sperimentare opportunità anche nell’ottica di una sempre maggior valorizzazione dell’imprenditoria migrante.

Le esperienze già realizzate aprono prospettive interessanti nel momento in cui anche il mondo associativo inizia a dialogare con gli imprenditori, come mostrato dal percorso promosso dal progetto IMPRA.

 

Gli enti di sostegno all’imprenditoria e le associazioni di migranti: quali collaborazioni?

Partendo dalle considerazioni già avanzate in precedenza, e dai bisogni emersi da parte degli enti pubblici e privati, approfondiamo ora le considerazioni sulle collaborazioni avviate tra i soggetti analizzati e le comunità dei migranti, in particolare le loro associazioni.

Nelle interviste effettuate gli enti evidenziano due principali possibilità di collaborazione:

–       Aumentando il coinvolgimento di community leader, persone con esperienza diretta e di “successo”, provenienti da paesi diversi che possano essere da ponte verso gli utenti e trasmettere informazioni e concetti utili a facilitare il percorso proposto dall’ente.

–       Intensificando i contatti con le associazioni, stabilendo collaborazioni, anche formali, con strutture organizzative spesso ben inserite nel tessuto delle comunità di riferimento e capaci di conseguenza di fungere da catalizzatore dei bisogni degli imprenditori e, dall’altro lato, di essere un interlocutore per gli enti attivi in questo settore.

Mentre il primo caso è presente ma in maniera sporadica, non strutturata e difficilmente riproducibile secondo uno schema chiaro, si nota che in alcuni casi i legami stabiliti con le associazioni sono stati formalmente definiti con un reciproco riconoscimento e la firma di accordi di collaborazione.

Questa seconda strada è stata percorsa da alcuni soggetti intervistati. Si tratta di casi numericamente limitati, tra i quali l’esperienza maturata da PerMicro merita di essere approfondita.

PerMicro ha sviluppato collaborazioni con diverse associazioni di migranti sul territorio torinese con le quali ha condiviso parte del percorso di finanziamento delle attività economiche degli imprenditori stranieri, stipulando accordi di collaborazione[36] con l’Associazione AMECE e l’Associazione dei senegalesi a Torino (AST) per creare una rete di garanzia morale a sostegno della procedura di assegnazione e gestione dei crediti, in cui tali associazioni hanno svolto un ruolo-chiave.

Le tappe del percorso sperimentato sono state:

–        La firma di un accordo nel quale AMECE e AST si sono impegnate a fare da garante morale alle persone di origine marocchina e senegalese che si sono rivolte al servizio di micro-credito.

–        L’attivazione di un servizio di prima valutazione da parte delle associazioni della fattibilità economica e sociale delle idee imprenditoriali.

–        Il monitoraggio dell’evoluzione dell’attività imprenditoriale, con interventi di mediazione in caso di difficoltà nel rimborso del credito.

Inoltre, nel suo caso specifico, AMECE ha cercato di avviare dei processi di riconoscimento del debito tra Italia e Marocco attraverso l’appoggio del Consolato. Tale tentativo si è tuttavia confrontato con le differenze dei sistemi di controllo dei due paesi.

Pur permettendo di rafforzare le reti sociali che sono alla base del funzionamento stesso del micro-credito, alcune criticità sono state evidenziate e hanno portato alla chiusura dell’esperienza che prevedeva il coinvolgimento dell’associazionismo marocchino, e di AMECE in particolare. L’AST continua invece il suo ruolo di sostegno “comunitario” ai percorsi di finanziamento attivati.

La difficoltà per le associazioni di seguire le storie personali (spesso a cavallo tra l’Italia e il paese d’origine) e la necessità per PerMicro di investire tempo e risorse nella costruzione di relazioni con le associazioni, attività che non rientra nella mission dell’agenzia, sono alcune delle considerazioni emerse sui limiti della collaborazione sperimentata.

Quest’ultimo aspetto, sottolineato dal Direttore dell’Agenzia PerMicro di Torino, evidenzia come la creazione di una rete che includa anche soggetti dell’associazionismo necessiti un lavoro intenso, continuativo e attento alle caratteristiche di questa tipologia di attori.

Alcuni casi di collaborazione sono stati inoltre riscontrati per lo svolgimento di attività specifiche, inserite in un contesto di durata limitata, ma che hanno permesso un contatto importante tra enti che forniscono sostegno alle imprese e realtà associative composte da cittadini stranieri.

In questa tipologia rientra il coinvolgimento del Forum italo-marocchino per le relazioni bilaterali nell’iniziativa promossa da ASCOM e Paralleli-Istituto Euro-Mediterraneo[37]. Più in particolare il Forum è stato implicato nella fase di ricerca e approfondimento sull’imprenditoria marocchina, ottenendo quindi un riconoscimento in quanto soggetto capace di favorire i contatti e le relazioni con la comunità marocchina del territorio.

Un’esperienza riconducibile alla precedente è stata promossa nell’ambito del progetto Prov@work[38], coordinato dalla Provincia di Torino in partenariato con numerosi enti del territorio, tra cui il Ceipiemonte e IRES Piemonte. In questo caso le associazioni sono state coinvolte attraverso una prima fase di informazione mirata volta a far conoscere le opportunità offerte dal progetto e nella fase di reclutamento degli utenti/beneficiari delle attività.

Concludiamo riportando qui di seguito alcuni spunti tratti dall’intervista il Servizio Nuove imprese della Camera di commercio di Torino, che evidenziano il potenziale interesse per la promozione di forme di collaborazione con le associazioni di migranti.

In particolare, considerando il ruolo e le esigenze della CCIAA nel relazionarsi con il mondo dell’imprenditoria migrante, si segnalano i tre ambiti su cui potrebbe basarsi una potenziale collaborazione:

  1. Facilitare la conoscenza della Camera di Commercio e dei suoi servizi per gli imprenditori, soprattutto piccoli imprenditori, di origine straniera
  2. Diminuire il “timore” di questi soggetti nei confronti della CCIAA
  3. Far circolare informazioni specifiche su corsi e progetti attivati, di durata limitata nel tempo e che necessitano quindi di una comunicazione rapida e puntuale.

Al di là delle considerazioni specifiche relative alla Camera di Commercio di Torino, è possibile vedere in questi tre semplici punti alcune stimolanti prospettive su cui le associazioni e gli enti pubblici e privati potrebbero trovare elementi di comune interesse in un’ottica di collaborazione win-win.

Vedremo nei prossimi capitoli come le associazioni (marocchine e senegalesi in particolare) hanno avviato sperimentazioni in quest’ambito e quali difficoltà devono essere prese in conto nell’approfondire le potenzialità del ruolo che tali soggetti potrebbero ricoprire in sinergia con gli altri attori del territorio.

 

 

 

[1]     Intervista a M. Manero, referente per il Servizio MIP – Mettersi in Proprio della Provincia di Torino, 22/01/2014

[2]     Si tratta del servizio World Dedalo, della CNA Torino, di cui parleremo nelle pagine che seguono.

[3]     http://sportellounico.comune.torino.it/creare_impresa/incubatori.html

[4]     I servizi elencati offerti sono gratuiti (esclusa la partecipazione ad alcuni corsi formativi).

[5]     Le seconda edizione della guida è stata stampata nel 2006.

[6]     Oltre alla Camera di Commercio di Milano, l’associazione è stata promossa dall’Università Commerciale “Luigi Bocconi”, Agenzia Regionale per il Lavoro della Regione Lombardia, Comune di Milano, Provincia di Milano, Unione Artigiani della Provincia di Milano, Banca Popolare di Milano, Assolombarda e Unione del Commercio, del Turismo, dei Servizi e delle Professioni della Provincia di Milano.

[7]     http://www.mettersinproprio.it

[8]     M. Manero

[9]     La durata del percorso può oscillare tra qualche mese fino a circa un anno. La media indicativa della durata è di circa tre mesi, nei quali l’imprenditore viene seguito nella fase di orientamento iniziale, nell’approfondimento dell’idea imprenditoriale, nell’elaborazione di business plan, fino all’assistenza successiva all’avvio dell’attività.

[10]    http://www.cna.to.it/it/stranieri/CNA%20World%20dedalo

[11]    Sono associate a CNA principalmente aziende individuali e familiari (73,5%) e società di persone (23,5%). Le società di capitale rappresentano solamente il 3%.

[12]    La ricerca realizzata nell’ambito del progetto “Facilitare l’inserimento di operatori stranieri in attività commerciali”  non è ancora disponibile al momento della scrittura del presente studio.

[13]    Previdenziale, tecnico, legale, fiscale, finanziario.

[14]    Si veda, a titolo di esempio, il progetto PETRARCA 3, finanziato dal Fondo europeo per l’Integrazione di cittadini dei paesi terzi (FEI).

[15]    2011, consultabile sul sito internet: http://www.fondazioneleonemoressa.org

[16]    I crediti sono indirizzati per il 46,3% dei casi alla fase di start up di impresa, nel 24% per l’acquisto di macchinari, nell’11,6% di immobili e nel 10,7% di mezzi di trasporto.

[17]    Osservatorio Nazionale sull’Inclusione Finanziaria dei Migranti in Italia, “Secondo Report”, 2013

[18]    http://www.agenziatu.it

[19]    L’Unione Europea inserisce in questa categoria i prestiti che non superano la cifra di 25.000 euro.

[20]    “Analisi dell’offerta di prodotti e servizi di microfinanza per i migranti in Unione Europea”, 2014, Report del progetto Best practice exchange on microfinance for migrants in the EU (FEI).

[21]    Tali fasi si avvalgono anche della collaborazione di APID, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, CNA, Confesercenti, LegaCoop, Casartigiani, oltre che di Finpiemonte.

[22]    Le condizioni prevedono prestiti  tra i 3000 e i 25000 euro, finanziati al 100% con un tasso di interesse di circa 4,5%.

[23]    Seguono i servizi (16%), l’artigianato (12%) e la ristorazione (10%).

[24]    La presenza di dati specifici sulle comunità senegalesi e marocchine è dovuta al focus del progetto IMPRA per queste due nazionalità

[25]    Secondo Report (2013)

[26]    http://www.centroestero.org

[27]    A titolo di esempio si veda: http://www.centroestero.org/repository/27_02_2014_16_21_pim-nord-africa-medio-oriente.pdf

[28]    Plateforme d’Appui au Secteur Privé et à la Valorisation de la Diaspora Sénégalaise en Italie

[29]    L’iniziativa si rivolge anche a imprese italiane interessate ad avviare un’attività in Senegal con un partner senegalese

[30]    http://www.to.camcom.it/desk

[31]    http://www.worldpass.camcom.it

[32]    Il progetto “Promozione di nuove imprese da parte di immigrati marocchini nella Provincia di Khouribga”, finanziato dalla Regione Piemonte e dalla Camera di Commercio di Torino, in partenariato con la Provincia e la Camera di Commercio di Khouribga, l’Istituto Euromediterraneo Paralleli.

[33]    Monda Gjini, referente dell’agenzia RA-GI Servizi per l’immigrazione

[34]    Le attività finanziate non includono invece l’esportazione di prodotti finiti. Un’eccezione a questo vincolo può essere prevista se il finanziamento proviene da fondi propri della fondazione.

[35] Per l’elenco completo delle sedi si veda: http://old.inca.it/dovetrovarci.htm?NAT=AFR e http://www.anolf.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3&Itemid=11

[36]    In altri casi la collaborazione si è formalizzata attraverso al firma di una lettera di impegno.

[37]    Il titolo del progetto è “Facilitare l’inserimento di operatori stranieri in attività commerciali”

[38] Finanziato dal Fondo Europeo per l’Integrazione dei cittadini di paesi terzi – AP 2011 Azione 2

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