Attualità

La formazione degli operatori e l’accompagnamento sono fondamentali per l’inclusione abitativa dei migranti

Di Marta Berbel Alberola

Le sperimentazioni sull’accompagnamento e gli incontri formativi con operatori e associazioni migranti nell’ambito casa del progetto Discorsi Migranti

CICSENE –socia del COP e partner del progetto Discorsi Migranti– ha organizzato delle formazioni nell’ambito dell’abitare rivolte agli operatori e alle associazioni migranti all’interno della fase di progetto “Sperimentazione in Piemonte”. L’ obiettivo è presentare gli strumenti a sostegno delle fasce a rischio povertà e dare informazioni precise perché gli operatori acquisiscano le competenze giuste. Inoltre, CICSENE ha svolto delle sperimentazioni in cui hanno testato modalità di supporto all’abitare anche fuori Torino.

Francesca Garbaccio è referente per la ricerca nel campo abitare e per il

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Francesca Garbaccio nella formazione Abitare e fasce a rischio povertà

coordinamento delle attività all’interno di Discorsi Migranti, sopratutto quelle formative. Giovanni Pietro Cattai è referente della sperimentazione sia su Torino, sia sugli altri territori della zona della Val Susa e di Bra. Loro sono le due voci dell’associazione CICSENE che, attraverso le attività teoriche e pratiche, si occupano dell’inclusione abitativa dei migranti. La loro esperienza e le loro conoscenze in questo campo derivano dal lavoro quotidiano. Nel caso di Francesca come responsabile della progettazione a livello sociale in generale e, nello specifico, nell’ambito dell’ housing.

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Giovanni Pietro Cattai, referente della sperimentazione

Giovanni Pietro è referente di tutte le azioni di accompagnamento, inserimento e sostegno all’abitare rivolte alle fasce fragili.

 

 

 

Quali sperimentazioni svolge il CICSENE all’interno del progetto Discorsi Migranti?

Come CICSENE ci occupiamo dell’accompagnamento e del sostegno all’abitare di fasce deboli, composte sia da italiani, sia da stranieri. Parliamo della “fascia grigia”: persone che si trovano a vivere in una situazione intermedia tra chi è povero – e quindi potenziale beneficiario delle prestazioni assistenziali del welfare pubblico – e chi riesce a posizionarsi e mantenersi autonomamente sul mercato privato dell’abitare. Nell’ambito del progetto Discorsi Migranti abbiamo concentrato la nostra azione sulle persone della fascia grigia di origine straniera. In particolare, abbiamo cercato, oltre a consolidare il nostro operato su Torino, di testare delle modalità di supporto all’abitare anche fuori Torino, in particolare a Bra (CN) e nel comune di Buttigliera Alta (TO)

 Che rapporto c’è con queste due città?

Bra e Buttigliera Alta sono le due sedi delle sperimentazioni di sostegno all’abitare. Sono territori che ancora non avevamo coinvolto operativamente fino ad oggi. In particolare a Bra abbiamo svolto una parte interessante della sperimentazione perché per la prima volta è stato firmato un protocollo di accordo –messo in piedi grazie al progetto- con l’associazionismo migrante della città, che ha come obiettivo il sostegno alle famiglie straniere all’inserimento abitativo attraverso delle azioni di accompagnamento e monitoraggio.

Un’occasione per sperimentare anche fuori Torino. 

Il fatto di cercare di dare impulso a un’attività fuori Torino, in comuni piccoli, è stato significativo. Anche in questi contesti esistono comunità, persone e famiglie in condizioni di fragilità, che non sono così accompagnate, sostenute.

Il CICSENE continuerà questo lavoro una volta finito il progetto?

Sì, anche perché il Comune di Bra e il Comune di Buttigliera Alta sono membri della rete del Sistema Abitare e questo dà garanzia di continuità alle iniziative. Speriamo anche che altre associazioni Braidesi possano entrare nella rete a partire da questa esperienza.

Quali novità sono apparse grazie alla sperimentazione all’interno del progetto Discorsi Migranti?

Uno degli elementi che è venuto fuori più chiaramente grazie al progetto è la collaborazione con le “persone risorsa” delle comunità straniere. Il rapporto che si è creato ci ha permesso di identificare dei bisogni che noi direttamente non riuscivamo a intercettare. Abbiamo anche evidenziato qual è il ruolo dell’associazionismo etnico, che funge soprattutto da segnalatore di situazioni di criticità o disagio.

Perché lavorare con le comunità di stranieri e le associazioni etniche? 

Queste associazioni, più o meno formalizzate, svolgono delle attività informali a sostegno dei connazionali in difficoltà e il rapporto con loro ci permette di potenziare i nostri servizi. In più abbiamo rilevato che, nel momento in cui il monitoraggio della situazione di fragilità di un nucleo familiare straniero viene seguito da un’associazione, si instaurano relazioni più personali e si crea un legame di fiducia più immediato. Un’altra motivazione è quella di dare indicazioni e dati corretti alle associazioni, alle “persone risorsa”, perché il passaparola è il canale maggiormente utilizzato per reperire informazioni ed è quindi fondamentale che queste siano esatte.

In che cosa consiste la sperimentazione? 

È un processo che inizia con l’accoglienza, cioè, capire la situazione di queste persone e di queste famiglie: da chi sono composte, perché e in che modo arrivano a noi… e poi facilitare e approfondire i rapporti tra domanda e offerta sul mercato della casa, fare una mediazione tra le due parti. Questa fase, l’accompagnamento, è molto importante e determinante per riuscire ad avere dei buoni risultati ed è l’azione che abbiamo approfondito durante Discorsi Migranti.

Tenere in conto le esigenze di entrambe le parti non deve essere sempre facile…

Spesso ci sono situazioni di rigidità sia da parte dei proprietari, sia da parte degli inquilini. Una pratica che sta aiutando a mediare perché assicura una garanzia ai proprietari è polizza Salvaffitto con la società di mutuo soccorso Salva. La polizza sostanzialmente garantisce al proprietario dodici mensilità in caso di   morosità; in più prevede la copertura delle spese legali e la copertura delle cauzioni in caso di danno all’alloggio. Una delle difficoltà che stiamo riscontrando ultimamente, in aumento rispetto agli anni precedenti, è la discriminazione verso le persone straniere. La nostra impressione è che questa sia aumentata a causa della comunicazione spesso negativa fatta dai media sul tema delle migrazioni.

Quanto dura il processo di accompagnamento?

Quando inizia il rapporto con le persone a cui facciamo l’accompagnamento, cerchiamo di far capire loro che siamo a disposizione per qualsiasi problema. Quindi spesso diventiamo un riferimento per queste persone, e non solo nell’ambito dell’abitare. Quando hanno un problema familiare, di lavoro… ci chiamano per potere avere un consiglio perché non hanno reti sociali solide, sono isolati. Ovviamente non possiamo aiutarli su qualsiasi questione, ma possiamo indirizzarli ad altre realtà del settore pubblico e del privato sociale.

Che capacità bisogna avere per svolgere il ruolo di operatore?

L’accompagnamento richiede buona volontà, ascolto, capacità di mediazione, sicurezza… Ma una caratteristica importante che deve avere l’operatore è la competenza: avere e dare l’informazione giusta, essere aggiornato. Soprattutto quando si lavora con le persone di origine straniera. Se alla complessità nella comunicazione – a causa di lingue e provenienze diverse – si aggiunge poca o parziale competenza dell’operatore, allora la persona straniera perde un’opportunità e quindi, l’esercizio di un diritto. Questo è uno dei motivi che ci porta a fare, ogni volta che ci è possibile, un ciclo formativo per gli operatori.

Infatti, un’altra attività prevista in Discorsi Migranti è la formazione agli operatori.

Sí, stiamo offrendo formazioni per gli operatori del settore pubblico e del privato sociale a Torino, ad Asti e nel cuneese (Bra, Fossano e Saluzzo). Inoltre, abbiamo svolto workshop indirizzati alle associazioni etniche per supportare il loro ruolo nell’accompagnamento.

Chi impartisce le formazioni e chi partecipa? 

Noi di CICSENE possiamo essere formatori, ma su temi specifici preferiamo chiamare relatori esperti del campo. Per quanto riguarda i partecipanti, possono essere funzionari del settore pubblico, assistenti sociali, operatori di cooperative, associazioni e centri di ascolto, ma anche volontari. È quindi fondamentale calibrare il contenuto della formazione a seconda delle persone a cui ci rivolgiamo.

Quali conoscenze si trasmettono nelle formazioni?

 Il nostro obiettivo è rafforzare le competenze degli operatori in materia di orientamento all’abitare, accesso e mantenimento dell’alloggio per la fascia grigia, sfratto, casa popolare, la distinzione tra il ruolo del comune e il ruolo del gestore degli alloggi di edilizia pubblica… In generale si cerca di dare una panoramica completa che tenga conto di tutti gli aspetti legati all’abitare su un territorio. E poi, ci teniamo sempre a prevedere una parte sulle novità in materia di abitare, integrando anche elementi emersi dal confronto con Catalogna e Auvergne Rhône-Alpes.

Cosa avete imparato nel corso del progetto Discorsi Migranti? 

Attraverso il nostro coinvolgimento nel progetto ci siamo accorti che è centrale lavorare in modo integrato sui tre ambiti di Discorsi Migranti: casa, lavoro e salute. Questi tre ambiti sono legati tra loro e sono gli elementi fondamentali per l’integrazione dei cittadini stranieri.

Quindi, che si può fare per arrivare a una maggiore creazione di progetti integrati?

Ognuno può fare qualcosa partendo dalla propria dimensione. Ad esempio, creare dei rapporti con le associazioni e gli enti che si occupano di lavoro, fare progettazione comune, fare pressione insieme nella stessa direzione: questo può essere un modo utile di incidere sulle politiche. Secondo noi ha senso ripetere iniziative in cui i bisogni delle persone sono considerati in modo integrato e sono affrontati in modo congiunto da diversi enti specializzati.

Quali occasioni offre questo tipo di progetti?

Danno l’opportunità di andare davvero a fondo di questioni centrali nella vita delle persone. Come detto durante il Seminario internazionale dello scorso gennaio, riuscire ad affrontare i problemi delle persone di origine straniera in questi ambiti e dotarsi degli strumenti adeguati significa parallelamente migliorare gli strumenti e le azioni per le persone italiane. Nel momento in cui si agisce sulla fragilità di un cittadino straniero, affrontando anche difficoltà linguistiche e culturali, si individuano delle soluzioni e delle misure che possono essere adottate in seguito per altre tipologie di destinatari, adattandole ogni volta al singolo caso.

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Formazione Abitare e fasce a rischio povertà organizzata da CICSENE all’interno di Discorsi Migranti

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Formazione Abitare e fasce a rischio povertà organizzata da CICSENE all’interno di Discorsi Migranti

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